3 Ottobre 2026
cieco

Se mi fossi trovato ad una messa con i bambini qui davanti, come faccio di solito, avrei iniziato questa omelia con una domanda precisa: di quanti ciechi si parla in questo vangelo? La risposta forse sarebbe ovvia, e magari qualcuno penserebbe che il diacono stasera ha bevuto troppo o non sta tanto bene… perché la risposta è ovvia: il racconto del vangelo parla di un cieco, cieco dalla nascita, perché nel vangelo si racconta che lui non ha mai visto la luce, fin da piccolo. I genitori, infatti, che ci vedono, vengono interpellati proprio su questo, per capire se lui magari stesse mentendo… ma loro, un po’ spaventati per tutto questo clamore che era sorto intorno al loro figlio, confermano che lui non ha mai visto nulla in vita sua, ma come ora sia tornato a vedere non lo sanno.

Poi ci sono i discepoli, che ci vedono, che chiedono a Gesù il perché lui sia nato cieco. Che cosa ha fatto di male nella sua vita per meritare questa afflizione. Sicuramente avrà peccato, oppure avranno peccato i suoi genitori… insomma cercano qualcuno da incolpare, perché nei drammi della vita, cercare un colpevole, certo o presunto che sia, in qualche modo ci solleva, ci appaga, perché è come se avessimo capito tutto, come se avessimo capito il mistero del male, il mistero del dolore, come se capire la causa di un male possa in qualche modo sollevarci dal male stesso… non so se vi siete trovati mai davanti a un incidente stradale… io ricordo una volta una scena molto brutta che ho vissuto a Milano: ero da solo a correre sul marciapiede di una strada di Milano, c’era poco traffico. Ad un certo punto vedo una macchina con due anziani che in un primo momento era in sosta vicino al marciapiede e poi mettere in moto per partire, facendo una inversione a U. Ma mentre facevano inversione a U, una motocicletta sopraggiungeva e andava a sbattere contro la macchina dei vecchietti. Io mi sono spaventato tantissimo, perché l’urto fu molto forte. Non avevo con me un cellulare, ma trovandomi accanto a un condominio, suonai a un citofono a caso per far chiamare il 118. Quando poi si fermarono altri automobilisti per vedere l’accaduto, uno si avvicinò a me. Io mi aspettavo che mi chiedesse se ho chiamato già i soccorsi, o se stessi bene.. E invece mi chiese “Ma chi ha torto?”

Vedete quando ci sono le tragedie andiamo sempre a cercare i responsabili delle tragedie. Ora poi con i cellulari sempre in mano, abbiamo l’istinto di filmare le scene delle tragedie, senza preoccuparci minimamente della salute delle persone. Oppure ora che c’è questa guerra assurda in medio oriente, non ci chiediamo nemmeno come sta la popolazione, cosa sta passando, non ci preoccupiamo di cosa prova la gente con i missili che volano sulla testa… ma ci schieriamo dall’una o dall’altra parte, diamo la colpa ai governanti… cerchiamo sempre il responsabile di una sofferenza…

Poi ci sono i giudei, anche loro vedono, che sanno tutto della legge, della storia di Mosè, fermi nella loro sapienza… quelli che oltre a vedere, “Sanno”. Noi sappiamo che quest’uomo è nel peccato… “noi siamo discepoli di Mosè, Noi sappiamo che Mosè ha parlato a Dio”… Insomma i giudei sono quelli che pensano di sapere già tutto e che nulla può accadere di diverso rispetto a ciò che sanno.

E poi arriva il cieco. Quello che non vede. Quello che non ha mai visto. Quello che non sa cosa sia la luce, cosa siano i colori, non sa nemmeno riconoscere il volto dei suoi genitori… finora ha sempre udito i suoni, i rumori, le voci. Ma non ha mai visto.

E un bel giorno, uno dei tanti, tutti uguali, senza nulla che possa cambiare, arriva uno sconosciuto, gli mette del fango sugli occhi… Chissà cosa avrà pensato il cieco con quel gesto… probabilmente tra i tanti pensieri che gli passavano per la mente, tra i tanti interrogativi, avrà pensato: va beh, tanto peggio di così cosa può mai capitarmi… mi lascio fare questa cosa che non comprendo…

Ma qualcosa si stava smuovendo nel suo Spirito. Forse per la prima volta sentiva qualcosa di diverso, qualche nuova speranza, qualcosa che magari potesse cambiare.

Ed in effetti, quel fango messo sugli occhi, ha plasmato un uomo nuovo, un uomo che finalmente ha visto la luce, ha conosciuto il Signore, il Messia. Lui era già venuto alla luce tanti anni fa per opera dei suoi genitori… ora è venuto alla luce di nuovo, grazie a questo Gesù che gli si è avvicinato, che per la prima volta gli si è presentato davanti con tutta la sua umanità e la sua divinità: Tu credi nel Figlio dell’uomo? Ecco, ora l’hai visto.

Quindi vedete l’unico cieco della storia ha visto il figlio dell’Uomo. E tutti coloro che si dichiaravano vedenti, in realtà non si erano accorti davvero di chi avevano accanto. Sembra un paradosso… sembra anche un paradosso anche perché l’unico che davvero ha visto quel cieco è stato Gesù. Gli altri non ci hanno fatto nemmeno caso. Gesù è l’unico che non ha cercato cause, ma lo scopo. Gesù non ha cercato di spiegare il motivo per cui quell’uomo era cieco, ma anzi ha spiegato il fine per cui era cieco. Vedete come cambia la prospettiva tra coloro che si dicono “vedenti” che tutto cercavano, tranne che l’unica cosa che c’era da capire: il fine per cui quell’uomo era cieco. Era cieco perché si rivelasse per mezzo suo la gloria di Dio.

Ecco questo vangelo ci insegna una cosa semplice ma allo stesso tempo complicata da capire: che se noi avessimo per una volta il coraggio di guardare al fine delle cose, anche quando quelle cose non appaiono così belle, forse noi avremmo altrettanto coraggio per affrontarle. Perché noi pretendiamo di cercare le cause delle cose brutte ma non capiamo mai il fine. E allora penso che la santità in fondo sia esattamente questa: i santi sono coloro che hanno compreso il fine delle cose, non le cause. I santi sono quelli che hanno abbracciato ogni cosa della vita. I santi sono coloro che anche davanti alle malattie, e pensate a tanti santi anche dei nostri giorni che hanno sopportato tragedie nel corpo, non si sono posti il problema della causa di tutto ciò, ma semplicemente hanno capito il fine di tutto ciò.

Quindi in questa quaresima forse noi dovremmo fare questo esercizio semplice: Signore aiutami a capire non tanto le cause delle cose, ma il fine. Aiutami a non essere più cieco. Perché sono cieco ogni volta che pretendo di sapere già tutto, ogni volta che non mi interrogo più su nulla, ogni volta che sono fermo nelle mie convinzioni e mi perdo l’evidenza delle cose. Aiutami ad essere come quel cieco, che il fine l’ha trovato, l’ha incontrato, ha conosciuto il Suo nome, e nella sua semplicità ha professato la sua fede più profonda nel Figlio dell’Uomo.