3 Ottobre 2026
abramo

Il brano della prima lettura che abbiamo ascoltato racconta della cosidetta vocazione di Abramo, ed è un brano che leggiamo e commentiamo con i ragazzi di terza media parlando proprio della chiamata e dell’amicizia. Di solito dopo aver letto il brano con loro, ci fermiamo un po’ a commentarlo e di solito faccio anche questa domanda: ma voi, al posto di Abramo, cosa avreste fatto?

Cioè pensatevi per un momento non più lettori di questo brano, quindi esterni alla scena, ma mettetevi al posto di Abramo. Mettete che un bel giorno della vostra vita il Signore si presenti a voi e vi dica: lascia tutto quello che hai, lascia la tua casa, lascia i tuoi affetti, il tuo lavoro, lascia Desio e la Brianza, e vai in una terra lontanissima che non conosci, non sai cosa ci sarà, non sai dove sarà di preciso, non sai chi ci troverai…

Che cosa avreste fatto voi? Guardate che non è una domanda facile, perché tutti ascoltando un po’ il lato più buonista del nostro carattere, quello che si adegua facilmente al modo di apparire, diremmo: certo, Abramo ha fatto una cosa bellissima, quindi forse la farei anch’io… Però poi pensate un po’ a tutto quello che lasciate, fate un elenco nella vostra mente. Ecco, vi dico che il problema non è limitato alle cose che lasciate, e forse nemmeno alle persone che lasciate. Ciò di cui in realtà abbiamo paura è il lasciare le nostre sicurezze, le nostre certezze.

E questo succede sempre più ai giorni d’oggi che grazie a Dio stiamo bene nonostante le piccoli grandi difficoltà della vita. Io penso ai miei genitori che appena sposati hanno lasciato la loro terra e sono andati in Svizzera a lavorare, non è stato facile, l’hanno dovuto fare per necessità.

Abramo invece, aveva già tutto, eppure Dio gli chiede di lasciare quel tutto e andare verso l’ignoto.

Ci viene spontaneo chiederci: ma perché? Perché Dio avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Che Dio abbiamo che ci obbliga a lasciare tutto per andare verso qualcosa di ignoto, mettendoci magari al pericolo?

Certo, potremmo dire che Abramo ha avuto grande fede. Si è fidato di Dio, ed è vero, nulla in contrario. Però sapete, forse non basta dire questo. Perché dire “Abramo ha avuto fede” è fin troppo semplice, e stiamo mettendo da parte tutti i suoi sentimenti, le sue paure, e forse la cosa più grande di tutte: la sua immensa fiducia in Dio che lo porta letteralmente ad abbandonarsi nelle sue braccia, seguendo le sue volontà.

E c’è anche un ultimo passaggio da fare però per comprendere questo gesto. Questa volta mettiamoci indegnamente dal punto di vista di Dio.

Dio chiede ad Abramo di lasciare tutto e partire. Perché?

Forse potremmo un po’ intuire qualcosa del pensiero di Dio, non ci riusciamo sicuramente bene. Però probabilmente Dio ha in mente una cosa che non non consideriamo mai. Che la volontà di Dio non è mai per il bene di Dio, ma è per il bene dell’uomo. Dio vuole operare un cambiamento nella vita di Abramo, non perché questo cambiamento avrebbe portato giovamento in Dio, ma perché questo cambiamento avrebbe portato frutto nella vita di Abramo e di tutta la sua discendenza, noi compresi.

Vedete cari fratelli e sorelle, se soltanto avessimo il coraggio di pensare a questa cosa, se soltanto riuscissimo a intuire che tutte le scelte di Dio non sono mai per Dio, ma sono per noi, forse davvero riusciremmo ad avere quell’abbandono totale che anche Abramo ha provato.

Perché la questione di fondo ma anche la più importante è che Dio sta facendo fare a Abramo un viaggio non tanto fisicamente da una terra all’altra, ma sta facendo fare ad Abramo un viaggio dentro se stesso, per cui la fiducia che Dio chiede ad Abramo non è limitata ad un paese più bello e più grande “dove scorre latte e miele” , come dice la bibbia, ma Dio guarda molto più avanti, guarda alla ricchezza futura di una intera generazione.

Noi purtroppo siamo troppo piccoli e non riusciamo a guardare oltre il nostro naso. Non riusciamo mai a capire le cose che ci capitano nella vita, perché diamo sempre la colpa a Dio, anche quando Dio non c’entra poi tanto, e non riusciamo a capire una cosa fondamentale. Che Dio non manda le sciagure, Dio non manda le guerre, Dio non manda le disgrazie e i terremoti. Ma Dio ti accompagna nelle sciagure, è con te durante le guerre, ti è vicino durante le disgrazie e i terremoti. Perché Dio non ti abbandona mai, e sa guardare oltre, oltre tutto ciò che noi non riusciamo a fare.

E un’altra cosa mi preme dire stasera: che Dio ha parlato, ma Abramo ha ascoltato. Ecco forse ci manca anche questo aspetto, che noi non ascoltiamo mai. Non ascoltiamo i nostri figli, figuriamoci se possiamo ascoltare Dio. E a volte non ascoltiamo nemmeno noi stessi. E’ paradossale, ma non ci ascoltiamo mai.

Ecco proprio stasera permettetemi un pensiero ad un nostro sacerdote a cui sono molto affezionato, che proprio domani festeggia 60 anni al servizio del Signore, il nostro caro don Alberto. Quando facevo le prime omelie, nella paura di sbagliare, di non dire cose belle, di annoiarvi mentre parlo, ecco lui mi disse una cosa importante: quando hai fatto un’omelia, ascoltati di nuovo, se magari hanno trasmesso la Santa Messa in streaming, ascolta la tua stessa omelia, perché solo così puoi correggere tutto ciò che non avresti mai detto o magari avresti detto in modo diverso.

Ecco io ringrazio don Alberto per questo prezioso consiglio che voglio davvero estendere non solo nelle omelie ma nella mia stessa vita: vorrei ascoltarmi di più, vorrei riascoltarmi ogni volta che dico qualcosa, vorrei riascoltarmi specialmente quando sono arrabbiato, o infastidito. Probabilmente riascoltandomi non avrei detto le stesse cose. Chissà come sarebbe diverso il mondo, se tutti, a partire dai grandi potenti della terra, avessimo il coraggio di riascoltarci, magari con un orecchio diverso, pensando a Dio che comunque, nonostante i disastri che facciamo, cerca di rimediare alla storia dell’uomo, alla sua salvezza, arrivando persino ad offrirci il suo stesso figlio. Quale amore è più grande di questo?