3 Ottobre 2026
emmaus

Una delle pagine più conosciute e commentate del Vangelo, penso anche più commentate, perché dentro ci sono tantissimi messaggi che Gesù ci ha lasciato. Sono talmente tanti messaggi che possiamo trovare anche per la nostra vita oggi, 2000 anni dopo quell’episodio, che dovremmo fermarci una giornata intera a meditare questa pagina.

Oggi però vorrei ricordare solo qualche aspetto che ci può aiutare a crescere nella fede e nella speranza in questo mondo così complicato come quello di oggi.

Il primo dettaglio che emerge è che si parla di due uomini che sono in viaggio, sono partiti da Gerusalemme e sono diretti a Emmaus, forse il villaggio in cui abitavano, e stanno lasciando Gerusalemme. E che ci facevano a Gerusalemme? Tutto lascia intendere che anche loro si erano sentiti attratti dalle vicende di questo Gesù di cui si parlava tanto, del messia liberatore dalla schiavitù romana, e forse è anche per questo che stanno tornando a casa delusi, perché tutto ciò che avevano sentito predire di Lui, non è accaduto.

Ricordiamo sempre che nel Vangelo un viaggio che parte da Gerusalemme e va verso altri luoghi è un viaggio che indica un allontanamento da Dio. Gerusalemme è la città santa, la sede del Tempio di Dio, e quindi è un viaggio interiore che indica un allontanamento spirituale da Dio. Ricordate anche il brano del buon samaritano: si dice che quell’uomo era in cammino da Gerusalemme a Gerico e viene colpito dai briganti.

Lasciare Gerusalemme è indice quindi di un allontamento da Dio, lo stesso allontanamento che possiamo vivere anche noi nel nostro cammino di fede. Perché la nostra fede è esattamente così: un viaggio che ti fa avvicinare a Dio ma poi ti fa anche allontanare… la fede non è una linea retta che va crescendo, ma una curva che sale e scende periodicamente, a indicare che tante volte noi saliamo e tendiamo a Dio ma altre volte scendiamo in basso e ci allontaniamo da Lui. E quando ci allontaniamo da lui mettiamo in pericolo la nostra stessa vita. Quell’uomo che stava lasciando Gerusalemme verso Gerico si è esposto al dramma di essere vittima di violenza da parte dei briganti… E questi due uomini che lasciavano Gerusalemme per andare a Emmaus si stavano allontanando da Dio proprio a causa dei loro occhi che non permettevano di comprendere davvero fino in fondo tutti gli eventi che avevano vissuto in quei giorni di quel primo triduo pasquale.

In effetti quegli uomini stavano viaggiando nella prima vera Pasqua di Gesù, quella Pasqua immolata non più da un agnello o da un capretto, secondo la tradizione giudaica, ma dal sangue di Cristo sparso sulla croce, quel sangue però che è la redenzione del mondo proprio grazie al mistero grande della sua Resurrezione.

Eppure quei due uomini immagino anche pieni di fede, si percepisce nelle loro parole che conoscono le scritture, e che sono bravissimi e attenti descrittori dei fatti che sono accaduti. Inconsapevolmente, infatti, uno dei due racconta a Gesù che cosa è successo a Gesù in quel primo giorno di Pasqua. Era davvero Pasqua ma loro non lo sapevano, non si sono fatti nemmeno gli auguri…

E quando Gesù gli chiede che cosa sia successo a Gerusalemme, loro restano quasi sorpresi che Gesù non fosse a conoscenza dei fatti accaduti, della storia di questo grande profeta, grande davanti a Dio e agli uomini e come i capi dei sacerdoti l’hanno fatto condannare a morte. Ma la delusione più grande per loro fu proprio il fatto che “pensavamo che fosse lui a liberare Israele, ma ci siamo sbagliati, anche se poi le donne ci hanno detto che sono andati alla tomba e non l’hanno più trovato”.. E’ un racconto di cronaca, come facciamo anche noi oggi, con un risvolto finale imprevisto… dov’è finito il corpo di Gesù? Chi l’ha preso?

Questo vangelo penso ci dica alcune cose importanti.

  1. Le cose non sono mai come ce le aspettiamo noi, semplicemente perché spesso ciò che ci aspettiamo non è quello che il Signore pensa per noi… quante volte ci capita di farci delle aspettative da qualcuno o da qualcosa, ma poi nella maggiorparte dei casi le cose non vanno come ci aspettiamo. Ci aspettiamo di avere delle soddisfazioni dalla nostra vita, ci aspettiamo le soddisfazioni dai nostri figli, spesso di aspettiamo soddisfazioni dalla nostra salute, e poi quando invece le cose non vanno come abbiamo pensato, poi restiamo delusi. Il lavoro non funziona come vorremmo, i nostri figli ci fanno disperare, e la nostra salute ci mette alla prova. Come sapete un mesetto fa sono caduto dalla bici proprio andando a fare una biciclettata con i ragazzi dei nostri oratori. La bici l’ho presa tante volte, eppure quella mattina sono caduto, quella mattina che stavo andando a fare qualcosa per Gesù… magari se fossi andato a fare un giro sul naviglio o al parco di Monza non sarebbe successo, eppure doveva andare così. Quindi paradossalmente nemmeno quando andiamo a fare qualcosa per Gesù siamo al sicuro, anzi forse direi che proprio quando andiamo a fare qualcosa per Gesù che siamo messi alla prova, come quei discepoli che erano andati a vedere il Messia e sono tornati a casa delusi.
  2. Quando le cose non vanno come abbiamo pensato, dobbiamo avere il coraggio di pensare che forse è meglio che sia andata così, perché in quel momento noi abbiamo la possibilità di incontrare qualcuno sulla nostra strada che ci spiega e ci porta a Gesù. Quante volte nei momenti difficili incontro ragazzi, adolescenti e giovani che stanno attraversando periodi bui della loro vita, delusi e amareggiati dalla famiglia, dalla scuola, dalle prime esperienze d’amore… sembra che tutto vada a rotoli, eppure in quei momenti è come se Gesù si avvicinasse a loro, facesse un pezzo di cammino con loro, condividesse le loro disperazioni, le loro delusioni, e poi alla fine Gesù stesso spiegasse loro come stanno le cose. Quei due discepoli sono tornati delusi da Gerusalemme perché pensavano di aver incontrato il Messia, eppure lungo il loro cammino di delusione, incontrano davvero Gesù, non soltanto come Messia, ma anche come Risorto!
  3. Le nostre delusioni, le nostre sofferenze, specialmente quelle spirituali, quando sono condivise con qualcuno diventano più lievi. Lo stare insieme, come ci dice la prima lettura, è un modo di condividere un dolore, ma mentre condividiamo un dolore è come se lo suddividessimo tra le persone che abbiamo intorno, così che quel fardello che mi porto diventa frammentato in tanti piccoli fardelli che io consegno ai miei fratelli, e che dopo essere stato spezzettato, pesa molto di meno. Ecco perché noi dobbiamo avere il coraggio di condividere con le persone che ci vogliono bene e che ci vogliono aiutare tutti i pesi del nostro cuore… ma soprattutto dobbiamo compiere quella fatica assurda che non riusciamo più a fare, ossia quella di ascoltare e ricevere dagli altri le loro fatiche e le loro delusioni. Solo così un viaggio che si sta caricando di delusione, diventa un viaggio di speranza e poi di gioia per aver avuto modo di incontrare il Risorto sul nostro cammino.

Allora cari fratelli e sorelle vi auguro sempre di avere buoni compagni di viaggio nel vostro cammino. Vi auguro di saper condividere, trasformare le vostre delusioni in speranza, e le vostre speranze in certezza di un incontro speciale con il Signore, e nel tempo stesso, saper ascoltare e saper amare chi è attorno a voi.