La solennità dell’Epifania è una delle grandi solennità dell’anno liturgico, importante quanto il Natale, la Pasqua e Pentecoste, anche se spesso passa un po’ in sordina, soffocata dai modi di dire “Epifania tutte le feste porta via” o dall’avventura della Befana.
Epifania in realtà è molto di più. E’ il racconto della manifestazione di Gesù come messia atteso, un messia promesso e che prende forma in un bambino. E’ il ricordo di tre uomini che da lontano si mettono in cammino, non sappiamo bene da dove, ma possiamo immaginare che sia stato un viaggio lungo. Erano uomini di cultura, non certo di fede cristiana. Erano uomini saggi che hanno saputo leggere le stelle e capire che in qualche parte del mondo era nato un grande Re, più grande di tutti i Re della terra. E così decidono di mettersi in cammino.
Mi sono chiesto però: ma chi gliel’ha fatto fare? Chi pensavano di trovare? Chi sono andati a cercare? Magari si aspettavano un Re in un palazzo enorme, circondato dal lusso, dalle guardie a sua tutela, riscaldato dal fuoco e dalle stufe… Eppure avevano il desiderio di trovare questo grande Re annunciato dalle stelle. E quando sono arrivati lì, hanno trovato un bambino povero, indifeso, in una grotta, riscaldato da un bue e un asinello, insieme a sua Madre e a Giuseppe. Eppure non restano delusi. Si chinano a lodare quel Re bambino, lasciando i doni che si erano portati dietro. Erano mossi da un desiderio.
Desiderio è una parola meravigliosa. Sul suo significato ci sono spesso tante versioni, qualche volta contrastanti. Però a me piace pensare che desiderio derivi da “de – siderus” cioè “dalle stelle”. Qualcosa che viene dalle stelle, come quando si vede una stella cadente e si esprime il de-siderio. Qualcuno dice anche che quel “de – siderus” significhi “senza le stelle” (come quando diciamo de-calcificato, cioè senza il calcare). Suggestiva anche questa interpretazione, che indica un luogo che apparentemente è privo di stelle ma noi le andiamo a cercare lo stesso.
Il De-siderio comunque obbliga a fare qualcosa di straordinario, cioè di alzare lo sguardo.. Le stelle sono in cielo, e per poterle vedere, siamo obbligati a alzare in cielo lo sguardo. Sembra banale, sembra scontato, ma ormai noi non siamo più abituati a guardare in alto. Spesso siamo curvati in basso verso le nostre fatiche, le nostre preoccupazioni, le nostre sofferenze, verso le nostre stesse mani. Spesso siamo curvati dagli smartphone che abbiamo in mano, e che continuamente ci obbligano a guardare in basso.
Il desiderio invece ti obbliga a guardare in alto. Alza lo sguardo, fai un movimento verso l’alto, chiedi, domanda, guarda il cielo, ed esprimi ciò che hai dentro. E come non siamo più abituati a guardare in alto, forse non siamo più abituati a desiderare, o forse confondiamo il desiderio con il bisogno. Bisogno è diverso da desiderio. Il bisogno è uno stato di necessità provvisoria che possiamo soddisfare in qualche modo. La fame è un bisogno, che noi soddisfiamo mangiando un panino, ma al tempo stesso appena il panino è finito, sappiamo già che avremo ancora fame da lì a poco… Il desiderio invece è un sentimento molto più grande, che non si accontenta di un panino, ma chiede di realizzare la felicità. Capite allora che desiderio è molto più ampio di bisogno. Pensate a San Francesco d’Assisi: pensate che non sia stato felice? Eppure non aveva nulla, nemmeno un vestito, e viveva di provvidenza. Eppure era felice. Perché aveva cercato il suo desiderio più grande, e l’aveva trovato.
Non siamo più abituati a desiderare. E non lo fanno nemmeno i nostri ragazzi. Per questo vi invito a ricominciare a desiderare, e a insegnare ai nostri ragazzi quanto sia bello desiderare. I nostri ragazzi ci sembrano spenti perché non li aiutiamo più a desiderare, ma anzi sostituiamo i desideri con oggetti che soddisfano bisogni.
Ed è ormai chiaro che il desiderio più grande che noi possiamo avere è quello di incontrare Dio, come hanno fatto i Re Magi, mettendosi in cammino verso qualcosa che non conoscevano e che non sapevano, ma si sentivano attratti da quel desiderio di felicità così intenso e così inspiegabile.
Ma c’è anche un’altra domanda che mi sono fatto: ma Dio ha dei desideri? Sembra strano, perché Dio è al di sopra delle stelle, potrebbe addirittura toccarle con un dito. Però a me piace pensare che anche Dio ha desideri, e me ne viene in mente uno in particolare. Il Suo desiderio è quello di incontrare l’uomo e di essere amato dall’uomo. Quindi in questa bellissima relazione di desideri in cui l’uomo desidera incontrare Dio e Dio desidera incontrare l’uomo, troviamo il punto di unione centrale dei due desideri: l’unico punto dell’universo in cui il desiderio di Dio incontra il desiderio dell’uomo è quel bambin Gesù che giace nella mangiatoia. L’unico punto di contatto tra Dio e l’uomo.
Quindi vedete che poi i desideri si realizzano: si realizzano e spesso non ce ne accorgiamo. Si realizzano proprio perché la loro realizzazione si trova davanti ai nostri occhi e non ce ne accorgiamo. Quindi la seconda preghiera che dovremmo fare oggi, dopo quella di avere desideri, è quella di aiutarci ad aprire gli occhi, perché la realizzazione dei nostri desideri potrebbe essere davanti ai nostri occhi, e noi non abbiamo avuto la capacità di accorgercene. Basta ancora una volta alzare lo sguardo, verso le persone che abbiamo accanto, verso i nostri ragazzi, i nostri bambini, verso gli anziani, gli ammalati, gli abbandonati, i poveri.
Sapete qual è la prova che spesso i desideri si realizzano davanti ai nostri occhi? Pensate alle stelle. Se io vi dico di pensare alle stelle, tutti pensiamo ad un cielo buio, di notte, contornato da tanti puntini luminosi che cercano di illuminare la notte. A nessuno viene in mente che in realtà le stelle ci sono anche di giorno, anzi, dire che a nessuno viene in mente che l’unica stella che vediamo di giorno è la stella più importante di tutte, quella che ci dà luce e calore.
Eh sì, perché forse non ce ne ricordiamo, ma anche il sole è una stella.