Non mi tentare

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. 10 Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.  11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 La prima domenica di Quaresima ci offre lo spunto per riflettere sulle tentazioni. Sono soltanto 3 tentazioni, nel brano del Vangelo che abbiamo letto; un brano riportato nei tre vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca), quasi ad attestare una sorta di veridicità dei fatti accaduti. Eppure con un po’ di attenzione possiamo notare la contraddizione che a prima vista non appare. Si tratta di fatti raccontati in terza persona: non è Gesù che li racconta in prima persona, ma allo stesso tempo non c’era nessun altro, nessuno dei tre evangelisti era presente durante questi fatti. Eppure sono accaduti. Sembra un paradosso. In tutti gli altri racconti della vita di Gesù, ci sono sempre testimoni che attestano quanto accadeva intorno alla figura del Messia. Eppure questa volta Gesù è solo, solo davanti alle tentazioni, come un uomo qualsiasi. Solo, come si trova un uomo nei momenti più difficili, combattuto nelle scelte più grandi, come in un bivio in cui bisogna scegliere tra il bene e il male, tra ciò che (sembra) facile e ciò che (sembra) difficile. Solo, davanti alla drammaticità di un momento in cui si è già consapevoli di avere un peso enorme: ascoltare la voce della tentazione, che sarebbe la più semplice, la più immediata, magari la più soddisfacente… Oppure scegliere quello che invece suggerisce il bene, quella voce che sentiamo solo in profondità, e che spesso è la più dolorosa o difficile?

Anche Gesù si è trovato in questo modo. E il tentatore è sempre lo stesso. La differenza tra Gesù e un uomo qualsiasi sta nella scelta. Gesù non solo ha rifiutato la tentazione della gloria, del possesso, del soddisfacimento, ma ha saputo ribattere usando le stesse armi presentate dal tentatore.

Cosa può desiderare di più un uomo se non di non soffrire la fame, di avere gloria, di essere potente? Il diavolo sa per ciascuno di noi in cosa ci può colpire, ed attua le strategie vincenti per poter arrivare al suo obiettivo. Spesso , purtroppo, ci riesce. Il momento esatto in cui l’uomo dimostra la sua fragilità è il momento in cui cede alle tentazioni; il momento in cui l’uomo è più fragile è il momento delle difficoltà.

Ciò che è accaduto a Gesù non è poi così lontano a ciò che accade ad ognuno di noi, ogni giorno. Le difficoltà ci assalgono, gli imprevisti non smettono mai di presentarsi, le inquietudini ci divorano. Ed è proprio in quel momento che agisce il diavolo, portadoci nello sconforto, presentandoci soluzioni appariscenti e soddisfacenti.

Gesù si era ritirato nel deserto, solo, come abbiamo detto. Un periodo lunghissimo, 40 giorni (come i 40 giorni di diluvio sulla terra), giorni di fame, si sete, si caldo. Giorni di solitudine, giorni di deserto, giorni di aridità, diremmo oggi. Giorni in cui ci troviamo soli con intorno il nulla, giorni in cui ci sembra di soffrire per ogni cosa, giorni in cui non riusciamo ad ascoltare nessuno, se non noi stessi, magari riuscendo a percepire il silenzioso passo di qualche scorpione che scivola sulla sabbia.

Ma il SILENZIO è determinante: poi riscopriamo che in quei giorni non siamo soli, perchè Lui, il Signore, Dio, ci accompagna pazientemente. Non aspettava altro da noi: un po’ di silenzio intorno. Perché quando ci sembra che Dio non ci ascolti, in realtà siamo noi ad essere circondati da troppo rumore e non riuscire a sentire la Sua voce.

Ma nel deserto, nel silenzio possiamo ritrovare Dio, possiamo ritrovare noi stessi. Perchè siamo circondati dal nulla, e possiamo finalmente notare la Sua presenza, che essendo discreta, silenziosa, paziente, la notiamo solo quando intorno a noi c’è abbastanza spazio per il silenzio, come il silenzio di un deserto.

Ed è proprio quello che ha fatto Gesù: si è ritirato nel deserto, per poter meditare, ascoltare, intrattenere un colloquio con il Padre. Tutto intorno nulla: niente folle, niente cibo, niente acqua, niente ombra. Solo Gesù e Dio.

Ma è in questi momenti che il diavolo si fa avanti, sa cogliere ciò che abbiamo dentro e si presenta con le offerte che aspettavamo. Essere vicini a Dio non ci esime dagli attacchi del demonio, ma ci rende consapevoli della sua costante e fastidiosa presenza, e ci rende forti nell’affrontarlo. Per lui sottrarre un’anima pia al Signore è la più grande vittoria. Per questo per coloro che è già riuscito ad avere, non si batte; invece instaura dure lotte contro coloro che sono più vicini a Dio: perchè quanto più un’anima si eleva verso il cielo, tanto più il diavolo cercherà di tirarla in basso. Ma se sappiamo resistere, e continuare a elevarci, i suoi tentativi saranno sempre più vani.

Ripercorriamo ciò che è accaduto a Gesù e proviamo a vedere se le tentazioni riguardano anche noi.

  1. “Se hai fame, ordina a quei sassi di diventare cibo”. Il demonio coglie la prima necessità dell’uomo: cibarsi. La fame è qualcosa di insostenibile per l’uomo, domina il suo istinto di sopravvivenza. Il diavolo sa che Gesù ha fame, e sa anche che Lui sarebbe in grado di fare ciò che gli chiede: sa che Gesù ci metterebbe davvero poco a trasformare dei sassi in pane. Ma non gli interessa questo, in sé. Al diavolo interessa che Gesù ceda. Eppure Gesù non cede: quello stesso gesto di vincere la fame, lo realizzerà davvero, lo farà veramente, ma non era quello il momento giusto. Il momento giusto sarebbe arrivato più avanti, quando riuscì a sfamare 5000 uomini con solo 5 pani e 2 pesci. Ma il miracolo non è ancora questo: il miracolo è ancora prima, il miracolo della condivisione si è realizzato nel momento stesso in cui quel ragazzo ha messo a disposizione di tutti le uniche cose che aveva: 5 pani e 2 pesci. Un folle, penseremmo noi oggi, come si può offrire così poco per così tante persone? Eppure Gesù coglie quel gesto di condivisione, moltiplicandone l’effetto, moltiplicando l’amore. E’ questo che ci deve servire da lezione, ogni volta in cui siamo portati a dire: “Ma io cosa posso fare? Sono così piccolo, inutile, farei davvero ben poco”. E invece capire che quel poco basta a Gesù a realizzare cose immense, grandiose, che non ci aspetteremmo. Se quel ragazzo non avesse condiviso 5 pani e 2 pesci, nessuno dei 5000 uomini avrebbe mangiato. Miracolo dell’amore! Ecco spiegato il messaggio di Gesù: non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola di Dio! Basta leggere la parola di Dio per avere la soluzione di tutti i nostri problemi! Basta ascoltare la parola di Dio per trovare persino il modo di sfamare migliaia di persone!
  1. “Se sei il Figlio di Dio, gettati dal pinnacolo del Tempio, in modo che gli angeli possano salvarti”. Anche con questa tentazione, il diavolo sa bene che a Gesù sarebbe riuscito di salvarsi, anche gettandosi dal pinnacolo del Tempio, o da qualsiasi punto alto della Terra. Ma il cammino di Gesù non è mai stato in alto, nella Sua profonda umiltà ha saputo dimostrare la Sua grandezza: il Suo cammino non è e non sarà dall’alto per cadere in basso, ma semmai dal basso dell’uomo per essere elevato a Dio. Elevato prima di tutto sulla Croce, perchè sarà quello il Suo trono, il simbolo della Sua vittoria sul Male. E poi elevato in cielo, alla destra di Dio, proprio per il fatto di essere Figlio di Dio. Non serve quindi dimostrare ora di essere Figlio di Dio, Gesù non cede alla tentazione del demonio, perchè la salvezza del Suo spirito non avverrà in questo momento, la sua vita non cesserà gettandosi dal tempio, ma innalzandosi sulla croce, per poi elevarsi verso il Cielo vincendo la morte stessa. Solo chi non ha fede mette alla prova Dio! Gesù ha dimostrato di avere la fede più grande, di affidarsi completamente al Padre, di non avere dubbi sul Suo progetto. Gesù è il primo ad avere fede, il primo credente!
  1. “Tutte queste cose ti darò se gettandoti a terra mi adorerai”. Ecco la tentazione maggiore per l’uomo: il potere, la gloria sulle cose e sulle persone. Ma a cosa serve la gloria se poi tu, uomo, resterai da solo? Su chi eserciterai il tuo potere? Su cosa sarà basata la tua gloria? La gloria di Gesù non è la gloria di questo mondo, la gloria di Gesù sarà la vittoria finale sulla morte, sul peccato, sul diavolo stesso. E lui, il diavolo, lo sa bene. Sa già in partenza di non potere nulla contro Gesù, sa bene che il suo tentativo sarà e resterà vano con Gesù. Eppure ci prova lo stesso, perchè il suo desiderio più grande è di essere più grande di Gesù, di Dio stesso: ecco perchè il diavolo impersonifica il peccato più grande: la superbia. E’ questo peccato che ha meritato la sua cacciata dal cielo, un peccato a cui non rinuncia facilmente, e pur di mietere altre vittime, esercita tutto ciò che è in suo potere.

E Gesù ci dà la soluzione per vincere queste tentazioni: la fede! Anche noi dobbiamo imparare in quei momenti a dire: “Vattene Satana! Perchè io adoro l’Unico Signore, Padre e Creatore del Cielo e della terra, e a Lui ho affidato la mia vita”.

La chiave per vincere le nostre tentazioni può essere solo una: la fede, il silenzio, l’ascolto. L’uomo in se stesso è fragile, debole, tende a scegliere ciò che è facile e immediato, ciò che gli appare bello e favorevole, senza preoccuparsi più di tanto se sia la scelta giusta.

Impariamo aùnche noi ad avere fede, ad affidarci a Dio, perchè le due parole sono così vicine! Chi ha fede crede in un Dio invisibile, un Dio che riesce a capovolgere le nostre aspettative, un Dio che è l’immensamente grande che si è fatto piccolo, che si è fatto uomo per noi!

Perche, chi a lui si affida, ripone in Lui ogni speranza.

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